Salute

MALATTIE INFETTIVE NEI PRIMI ANNI DI VITA



Varicella, morbillo, rosolia, scarlattina, orecchioni e parotite, quarta, quinta e sesta malattia…, sono alcune delle malattie infettive più frequenti durante l’infanzia. E se alcune sono state praticamente debellate grazie ai vaccini (morbillo, rosolia, parotite, inserite nel vaccino trivalente che, normalmente, viene somministrato dopo l’anno di età), altre tornano puntuali ogni anno, secondo la stagione, a colpire.
Particolarmente esposti, naturalmente, i bambini che frequentano il nido, dove maggiori sono le possibilità di contagio e la diffusione dei virus.
 
LE ESANTEMATICHE PIÚ DIFFUSE TRA 0 E 3 ANNI
 
Varicella:
è una malattia tipica della prima infanzia, causata da un virus della famiglia degli Herpes Virus, che colpisce soprattutto nel tardo inverno e agli inizi della primavera (tra febbraio e aprile). Ha un periodo di incubazione che va dai 14 ai 21 giorni e si manifesta spesso con una leggera febbriciattola accompagnata da malessere generale.
Dopo la comparsa della prima pustola (generalmente sulla testa o sul tronco), l’eruzione cutanea è piuttosto veloce e procede a ondate.
Il contagio avviene proprio in questa prima fase (a 3 giorni dalla comparsa della prima pustola e sino a quando queste non si saranno trasformate in croste) quando il bambino è particolarmente infettivo.
La varicella tende a guarire nel giro di 7-10 giorni senza grossi problemi o effetti collaterali.
È molto importante, però, oltre ai farmaci suggeriti dal pediatra per affrontare la malattia, supportare in questo periodo il sistema immunitario del bambino, aumentando l’introito di vitamine soprattutto del gruppo C.
Il virus della varicella non viene mai debellato dall’organismo e rimane latente per tutta la vita salvo tornare a fare la sua comparsa sotto forma di Herpes Zoster, conosciuto anche come Fuoco di Sant’Antonio.
 
La Sesta malattia:
è una delle malattie esantematiche più diffuse tra i bambini dagli 0 ai 3 anni ed è causata da un virus erpetico chiamato HHV-6.
Non stagionale, ha un periodo di incubazione di 5-15 giorni e si manifesta con un picco febbrile che può arrivare anche fino a 40°C e durare per 3-4 giorni.
L’eruzione cutanea compare, generalmente, subito dopo l’abbassamento spontaneo della temperatura, è concentrata nella zona del tronco (difficilmente sugli arti o sul viso) e dura da uno a 2 giorni (a volte le macchie scompaiono dopo poche ore senza lasciare tracce).
Non esistono vaccini e la terapia è solo di tipo sintomatico rivolta ad abbassare la temperatura per evitare convulsioni febbrili (che spesso sono associate a questa malattia per il repentino rialzo della temperatura).
 
Mani, piedi, bocca:
sembra uno scioglilingua. È, invece, una delle malattie esantematiche più frequenti tra i bambini del nido causata dal virus Coxsackie che si presenta, soprattutto, nel periodo a cavallo tra estate e autunno.
Il periodo di incubazione va dai 3 ai 6 giorni e la malattia si manifesta con uno stato di malessere generale, febbre intorno ai 38°C, scarso appetito. Dopo un paio di giorni compaiono i primi esantemi, normalmente in bocca e sulla lingua. Consistono in piccole pustole rosse che tendono a rompersi spontaneamente causando ulcerazione delle mucose. Dopo qualche giorno, le macchie appaiono anche sui palmi delle mani e sulle piante dei piedi e, talvolta, sul sederino.
L’infezione, che non provoca prurito ma è piuttosto dolorosa, dura circa una settimana durante la quale il bambino risulta particolarmente contagioso (talvolta si rimane contagiosi anche per parecchie settimane dopo la scomparsa delle macchie. È fondamentale consultare il pediatra, quindi, per capire quando si può tornare all’asilo o a frequentare piscine e luoghi pubblici).
La cura è puramente sintomatica, finalizzata ad alleviare i sintomi dal momento che non esistono farmaci in grado di contrastare realmente la malattia.

Sebbene i neonati possano essere contagiati da tutte le principali malattie infettivi presenti, ne esistono alcune che decisamente vengono considerate le malattie della prima infanzia, perché tendono a colpire bambini sotto ai 3 anni.