Salute

L’acido che risale dallo stomaco



Un fenomeno naturale: il rigurgito
Tutti i lattanti rigurgitano, cioè riemettono improvvisamente, senza alcuno sforzo, a breve distanza dalla poppata, una quantità di latte variabile da una minima traccia a un volume più ragguardevole, che spesso “bagna” letteralmente la spalla della nutrice.
Il rigurgito è un fenomeno del tutto normale, sia negli allattati al seno sia in quelli alimentati con latte formulato, ed è legato a due possibili meccanismi: da un lato l’a ssunzione di latte in eccesso rispetto alla capacità di contenimento dello stomaco (nei primi 10 giorni di vita lo stomaco tende a espandersi gradualmente al punto da veder aumentare la propria capienza di circa 10 cc al giorno). Dall’altro l’ingestione di aria che, essendo più leggera del latte, si raccoglie nella parte superiore (detta fondo) dello stomaco e di solito viene eliminata sotto forma di “ruttino” insieme a un po’ di latte. Si spiega così il tradizionale rito che prevede l’attesa del ruttino a pasto ultimato, prima di rimettere il piccolo a dormire. Il rigurgito è inconfondibile in quanto il latte eliminato, qualunque sia la quantità, conserva le stesse caratteristiche organolettiche che aveva al momento dell’a ssunzione.
Il reflusso
Le cose cambiano se il latte che risale è acido, e quindi cagliato e facilmente rilevabile a causa dell’odore acre. In questo caso, più che di rigurgito, è corretto parlare di reflusso, in quanto il latte è stato intaccato dai succhi gastrici ed è stato emesso a digestione già avviata. Anche qui, però, è d’obbligo una precisazione.
Tutti i lattanti, prima o poi, presentano un episodio del tutto occasionale che risponde a queste caratteristiche, ma non per questo devono destare allarme e preoccupazione. Deve essere invece segnalato al pediatra il reflusso che tende a ripetersi più volte, soprattutto se il lattante si sveglia improvvisamente piangendo e si trovano tracce di acidità sul cuscino. In questo caso la risalita del latte cagliato irrita l’esofago (il condotto che convoglia gli alimenti dalla bocca allo stomaco), determinando un’esofagite che, se non prontamente riconosciuta e curata con opportuni rimedi con il passar del tempo può portare il piccolo ad alimentarsi di meno e a non guadagnare peso.
È da segnalare che, in caso di reflusso o rigurgiti molto abbondanti in un lattante alimentato con formula, è possibile, previo suggerimento del pediatra, far ricorso al latte “ AR (ossia antirigurgito ): si tratta di una formula resa più spessa grazie all’aggiunta di un addensante, come per esempio la farina di carruba, che rende più difficile la risalita del latte.
Il reflusso del lattante di solito è dovuto a un’immaturità del cardias, la valvola posta tra l’estremità inferiore dell’esofago e lo stomaco, che regola appunto il passaggio degli alimenti.
Come riconoscere il reflusso
Qualunque siano i segnali di esordio, il reflusso gastroesofageo porta sempre a un quadro complessivo abbastanza stereotipato:

  • l’appetito del lattante si riduce progressivamente, in quanto si innesca un riflesso condizionato che tende a inibire la secrezione acida gastrica e i fattori che la promuovo, prima tra tutti l’alimentazione
  • il ritmo sonno/veglia risulta spesso alterato a causa dei numerosi risvegli
  • l’accrescimento ponderale prima e lineare poi tende a ridursi fino a registrare una battuta d’a rresto, che può portare a sospettare altre condizioni, quali lo sviluppo di intolleranze alimentari (in particolare alle proteine del latte vaccino) e, se è già stato inserito il glutine nella dieta, una possibile malattia celiaca
  • il comportamento diventa più irritabile e sempre meno vivace. Si riducono anche l’interesse nei confronti dell’ambiente esterno e la propensione al gioco e all’interazione
  • possono comparire disturbi respiratori e modificazioni del timbro della voce durante il pianto, la cui intensità tende tra l’altro ad affievolirsi a seguito dell’irritazione acida che si espande a macchia d’olio dalla mucosa esofagea
Consigli pratici
L’approccio al reflusso procede per gradi. Se la forma del lattante è asintomatica, cioè la mamma riferiscerigurgiti occasionali di materiale acido ma non si presentano arresto della crescita e altri disturbi, il trattamento si limita a:
  • rassicurazione dei genitori
  • impiego di un latte contrassegnato dalla sigla “AR” (antirigurgito), cioè opportunamente ispessito e quindi dotato di maggiore viscosità
  • terapia posturale (sollevamento del capo del bambino di 25 gradi, mettendo per esempio un doppio cuscino)
  • eventuale somministrazione di un antiacido o di farmaci antisecretori che devono prescritti dal pediatra
  • per i bambini più grandicelli valgono gli stessi criteri, ma acquista importanza anche la dieta: da limitare o evitare, a seconda dei casi, sono il cioccolato, gli insaccati, i formaggi a più alto tenore di grassi, i cibi particolarmente elaborati e le bevande gasate, mentre un provvedimento efficace consiste nel ridurre la quantità dei pasti aumentandone la frequenza ed evitando possibilmente la pratica di attività fisica in fase digestiva

Il rigurgito è un fenomeno del tutto normale, sia negli allattati al seno sia in quelli alimentati con latte formulato, ed è legato a due possibili meccanismi.