Salute

La bronchiolite: l'infiammazione dei bronchi



Di che cosa si tratta

La bronchiolite è un’infezione dei bronchioli, i segmenti terminali dei bronchi che si diramano nei polmoni, provocata dal virus respiratorio sinciziale, scoperto negli anni 50. Il virus respiratorio sinciziale (RSV) appartiene alla famiglia dei paramyxovirus, un gruppo che comprende il virus della parotite e del morbillo e i virus parainfluenzali. La bronchiolite è caratterizzata da serie difficoltà respiratorie e spesso occorre ricoverare il piccolo in ospedale.
Le conseguenze del virus respiratorio sinciziale cambiano in base all’età del bimbo. Nei lattanti, e in particolare in quelli nati prematuri (nati cioè tra la ventottesima e la trentacinquesima settimana di gravidanza) o con problemi cardiaci, polmonari o immunologici, può compromettere seriamente lo stato di salute generale. Dopo il primo anno di vita, invece, provoca un raffreddore del tutto simile a quello tradizionale.
 
Chi colpisce
La bronchiolite è una malattia molto diffusa tra i bambini. Il virus respiratorio sinciziale colpisce, infatti, il 60 per cento di tutti i lattanti nel primo anno di vita, il 95 per cento dei bambini entro il secondo anno e il 100 per cento di quelli di tre anni d’età presentano nel sangue anticorpi contro il virus, quale dimostrazione dell’avvenuto contatto. Questi anticorpi, tuttavia, non svolgono un ruolo di reale protezione per l’organismo: l’infezione da virus respiratorio sinciziale, infatti, non conferisce immunità permanente e può ripetersi più volte nell’arco della vita, anche se nella quasi totalità dei casi non viene riconosciuta a causa dei disturbi facilmente confondibili con quelli di altre malattie respiratorie. L’infezione da virus respiratorio sinciziale si verifica con andamento epidemico annuale, di solito tra il tardo autunno e l’inizio della primavera. Essa si trasmette facilmente per contatto fisico, per esempio con la manipolazione di oggetti infetti o con il bacio, e attraverso i colpi di tosse e gli starnuti, diffondendosi con le goccioline d’acqua infette sospese nell’aria. Questa infezione è più frequente nei mesi freddi (da novembre a marzo-aprile), ha di solito un carattere epidemico ed è favorita o aggravata dall’e sposizione al fumo di sigaretta. La bronchiolite può, comunque, essere riconosciuta facilmente attraverso test rapidi effettuati direttamente sulle secrezioni respiratorie, nelle quali viene rilevata la presenza di alcuni particolari componenti del virus respiratorio sinciziale.
 
Le conseguenze
Il virus respiratorio sinciziale può provocare un danno permanente alle vie respiratorie: non si limita, infatti, a dare un’infezione acuta. Quanto più il bambino è piccolo e sprovvisto di difese, tanto maggiori sono le probabilità che questo microrganismo lasci, a guarigione avvenuta, una serie di conseguenze, tra cui:
  • una respirazione più rumorosa;
  • una maggior reattività delle vie aeree (che si traduce in bronchiti asmatiche concomitanti alle comuni infezioni respiratorie);
  • un’elevata predisposizione allo sviluppo di allergie.
 
La terapia
Contro il virus respiratorio sinciziale non esistono farmaci. Il bambino con bronchiolite, quindi, deve essere ricoverato in ospedale per ricevere le cure di supporto: il piccolo va cioè aiutato a respirare e ad alimentarsi, in attesa che la malattia esaurisca il suo decorso. Fortunatamente la bronchiolite non comporta conseguenze rilevanti (di solito ne deriva un raffreddore) nei bambini più grandicelli in buono stato di salute. I rischi maggiori, come accennato, li corrono i bambini più piccoli e deboli di salute, soprattutto se hanno un fratellino maggiore che, frequentando l’asilo o la scuola, può facilmente portare a casa il virus e infettarli.
 
La prevenzione
La prevenzione resta l’unica valida strategia per combattere il virus respiratorio sinciziale. Anche in questo caso, però, ci sono voluti parecchi anni per capire che è impossibile creare un vaccino: questo virus, infatti, è molto instabile, e riesce così a sfuggire al sistema difensivo, proprio come un prigioniero evaso che continua a cambiare la propria identità. L’unica possibilità di prevenzione fino a poco tempo fa era costituita dalle immunoglobuline, e cioè dall’iniezione di anticorpi per via endovenosa. Una soluzione, questa, che si è rivelata efficace e soddisfacente dal punto di vista dei risultati ottenuti, ma richiede la somministrazione di elevati volumi di liquidi e soprattutto il ricovero in ospedale. Le immunoglobuline, inoltre, possono inoltre interferire con la risposta alle normali vaccinazioni, quindi non sempre sono di facile utilizzo. È disponibile un anticorpo monoclonale (un farmaco, cioè, a base di anticorpi diretti specificamente contro un bersaglio specifico), che consente di prevenire nei bambini più a rischio l’infezione da virus respiratorio sinciziale. Il preparato, di esclusivo impiego ospedaliero e a totale carico del Servizio sanitario, viene riservato ai neonati prematuri e ai bambini considerati più a rischio: è necessario un ciclo di 5 dosi proporzionate al peso del bambino e distanziate di 30 giorni, da iniziare in prossimità della stagione epidemica del virus. La prima iniezione (si tratta di una semplice intramuscolare) viene effettuata con il consenso dei genitori nel reparto di neonatologia o pediatria dell’ospedale, mentre le successive sono praticate in ambulatorio secondo le scadenze programmate.
 
A cura del dottor Piercarlo Salari, specialista in medicina pediatrica
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La bronchiolite è un’infezione dei bronchioli, i segmenti terminali dei bronchi che si diramano nei polmoni, provocata dal virus respiratorio sinciziale, scoperto negli anni 50. Il virus respiratorio sinciziale (RSV) appartiene alla famiglia dei paramyxovirus, un gruppo che comprende il virus della parotite e del morbillo e i virus parainfluenzali. La bronchiolite è caratterizzata da serie difficoltà respiratorie e spesso occorre ricoverare il piccolo in ospedale.