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Le allergie alimentari



Introduzione alle allergie
Il termine “ allergia” richiama il concetto di reazione contro una sostanza (denominata allergene) che di base è innocua o, come si usa dire, tollerata.
Tale fenomeno si manifesta con la produzione di una particolare classe di anticorpi, le IgE, che colpiscono specificamente l’ allergene contro cui sono dirette e promuovendo la liberazione di istamina, una sostanza contenuta in alcune cellule, in primo luogo i mastociti, presenti nelle mucose dell’a pparato respiratorio e digerente, negli strati profondi della pelle e nelle congiuntive, cioè le membrane che avvolgono e proteggono buona parte del bulbo oculare. L’istamina, a sua volta, a seconda della sede dell’organismo in cui viene rilasciata, è in grado di far dilatare i vasi sanguigni, far restringere i bronchi e scatenare prurito o diarrea.
Come sarà puntualizzato più avanti, però, non sempre è corretto parlare di allergia: spetta quindi al pediatra (o eventualmente allo specialista) inquadrare correttamente ogni caso, che è sempre diverso dagli altri per disturbi, andamento e risposta alle cure.
Va ricordato che, oltre alla predisposizione familiare, anche un’introduzione troppo precoce di alcuni alimenti (lo svezzamento dovrebbe essere avviato tra il quarto e il sesto mese, nel rispetto del calendario fornito dal pediatra) può facilitare la sensibilizzazione del bambino nei loro confronti.
Alla luce di quanto sin qui illustrato va precisato che i distretti potenzialmente interessati dai processi allergicisono la cute, l’apparato digerente e quello respiratorio.
Le allergie alimentari
Nel vasto e variegato panorama delle manifestazioni allergiche infantili gli alimenti occupano un posto di rilievo. L’allergia al latte vaccino, per esempio, interessa circa il 2,5% dei bambini nel primo anno di vita, con reazioni mediate da IgE nel 60% dei casi.
Buona parte dei bambini perde la sensibilità verso il latte entro i primi 3 anni di vita, mentre il 15% è ancora allergico in età adulta, presentando nel 35% dei casi allergie verso altri alimenti.
L’ allergia all’uovo interessa circa l’1,3% dei bambini della prima infanzia, quella alle arachidi lo 0,5% dei bambini americani, che ne fanno più largo uso.
Particolarmente frequente è l’ipersensibilità alimentare nei bambini affetti da dermatite atopica moderata o grave, essendo dimostrabile in oltre un terzo di essi. L’asma risulta essere provocato da allergia alimentare nel 6% circa dei casi. Infine una precisazione. Contrariamente a quanto solitamente si crede gli additivi alimentari sono una causa abbastanza rara di reazioni alimentari avverse, essendo stati dimostrati in meno dell’1% dei bambini.
Consigli pratici
Se l’introduzione di un alimento crea disturbi al bambino, da attacchi di diarrea a eruzioni pruriginose sulla pelle o perfino a crisi con difficoltà respiratoria) è importante innanzitutto informare il pediatra, che valuterà l’opportunità di effettuare degli accertamenti.
La ricerca del sangue occulto nelle feci è un primo esame utile a confermare il sospetto di un’i ntolleranza alimentare, che, oltre a disturbi quali crampi, gonfiore, aumento degli episodi di rigurgito o di emissione di feci liquide, scatena nell’intestino una reazione infiammatoria, responsabile della perdita di modeste quantità di sangue.
Un’altra indagine importante è il prick test (le cosiddette prove cutanee), che consiste nell’applicazione sull’avambraccio di diversi estratti, distinti in “alimenti” e “inalanti”, ai fini di verificare, dopo scarificazione della cute, l’eventuale comparsa di una reazione locale. Non sempre tuttavia, soprattutto nei primi anni di vita, è possibile dimostrare il componente responsabile, e non è scontato che il test risulti positivo anche di fronte a un’allergia conclamata nei confronti di un alimento. Per questa ragione nei bambini più piccoli la procedura più indicata, che consente la conferma del sospetto diagnostico e nello stesso tempo rappresenta la migliore strategie di prevenzione, è la dieta di eliminazione: un regime, cioè, dal quale vengono di volta in volta esclusi sistematicamente i vari alimenti, per osservare se i sintomi accusati dal bambino si attenuano e scompaiono. La “controprova” si pratica con la reintroduzione singola degli alimenti, sotto stretto controllo del pediatra o, nel caso, dello specialista allergologo: non è infatti escluso che a poco a poco il bambino sviluppi una tolleranza nei riguardi di uno o più componenti e che le manifestazioni allergiche improvvisamente scompaiano.

Il termine “allergia” richiama il concetto di reazione contro una sostanza (denominata allergene) che di base è innocua o, come si usa dire, tollerata.