Pappa

L’alimentazione complementare (o svezzamento)



Alla lettera, svezzamento significa “togliere il vezzo” (del seno o della tettarella), ma la dicitura più recente è corretta è quella dialimentazione complementare. Si tratta del passaggio da una dieta a base esclusivamente di latte a un’alimentazione con cibi solidi.Rappresenta una fase delicata dello sviluppo che ha inizio tra il quarto e il sesto mese di vita (dopo il sesto mese il latte materno non è più sufficiente a coprire tutti i fabbisogni e deve essere pertanto “complementato”) e si conclude intorno all’anno, con l’eccezione di alcuni alimenti che vanno rimandati almeno al secondo anno di vita. 
Si tratta di un periodo difficile per il piccolo, perché ricco di tanti cambiamenti. Innanzitutto il bambino deve abituarsi a un gusto diverso, passando dal sapore dolce del latte a quello più saporito della pappa. In secondo luogo, cambia la consistenza del cibo, che da liquido diventa dapprima semisolido e poi sempre corposo, cosicché il bambino piccolo deve imparare anzitutto a deglutire, poi via via che cresce anche a masticare. Un terzo aspetto, infine, è rappresentato dal cucchiaino, un oggetto percepito come meno piacevole rispetto al seno o al biberon, che esprime però una conquista importante della specie umana, che nel suo percorso evolutivo ha ideato numerosi strumenti, tra cui anche quelli mirati a semplificare l’alimentazione. 
L’ Organizzazione Mondiale della Sanità ha da tempo emanato proprie raccomandazioni, ma va precisato che ogni paese segue propri orientamenti: anche in Italia, per esempio, sussistono differenze tra nord e sud. Questo non implica, però, che ci siano schemi migliori di altri: è fondamentale che al bambino siano apportati in maniera completa ed equilibrata tutte le sostanze di cui ha bisogno per crescere. 

Quando incominciare 
L’inizio dello svezzamento non ha una data precisa, perché deve tenere conto di diversi aspetti: in ogni caso non deve avvenire mai prima dei quattro mesi di vita, perché prima di quest’età l’apparato digerente del piccolo non è in grado di tollerare – ossia accettare e digerire – cibi diversi dal latte. Bisogna, infatti, pensare che nei primi mesi il sistema immunitario del lattante non è ancora in grado di distinguere potenziali aggressori, come per esempio virus e batteri, da sostanze utili. Un’introduzione intempestiva e troppo precoce dei cibi solidi potrebbe comportare in soggetti predisposti un maggior rischio di reazione allergica, per quanto tale questione sia stata negli ultimi anni ampiamente ridimensionata: se, infatti, è vero che l’introduzione intempestiva di un alimento può comportare difficoltà digestive, è altrettanto innegabile che i fenomeni di sensibilizzazione ad alimenti possono avvenire anche per via cutanea, a seguito della penetrazione di specifici componenti attraverso la pelle. Attualmente si attribuisce poi notevole rilevanza al proseguimento dell’allattamento al seno nel corso dello svezzamento, in quanto il latte materno agisce come “modulatore” e dunque come guida del sistema immunitario, promuovendo l’instaurazione della tolleranza nei confronti dei nuovi alimenti. 
È bene confrontarsi con il pediatra sull’epoca più indicata per iniziare lo svezzamento, in quanto deve tener conto della crescita di ciascun bambino e della sua predisposizione a provare esperienze nuove. 
È importante anche il momento in cui si decide di fargli assaggiare la prima pappa: è sconsigliabile, per esempio, passare al cucchiaino in concomitanza di vaccinazioni, di uno stato di malessere del piccolo, di momenti di cambiamento (per esempio trasloco, partenza per le vacanze) o in presenza di fattori di distrazione o disturbo (per esempio radio o televisione accese, telefono, rientro in casa di familiari). 

Come condurre lo svezzamento 
I nuovi cibi devono essere introdotti con molta gradualità, seguendo il calendario suggerito dal pediatra, lasciando in genere un intervallo di 3-4 giorni tra un alimento e l’altro. Il primo pasto della giornata, cioè la colazione, rimane a base di latte: se poi la mamma sta allattando ancora il piccolo al seno, il latte potrà continuare a essere offerto a richiesta del bimbo durante il giorno. 
La prima pappa si inserisce di norma a mezzogiorno, come secondo pasto dopo la poppata del mattino. In un secondo tempo, in genere a partire dal secondo mese di svezzamento o comunque una volta che la prima pappa è stata ben accettata dal piccolo, si potrà introdurre una seconda pappa. Tra un pasto e l’altro si potranno inserire, come merenda, i primi assaggi di frutta e, dal settimo mese, yogurt. 

Qualche consiglio pratico 
Se il piccolo non finisce tutta la pappa è bene non insistere: i bambini si regolano da soli e hanno un senso di sazietà automatico, per cui appena lo stomaco è pieno, cessano lo stimolo dell’a ppetito e il desiderio di mangiare. Non bisogna poi scoraggiarsi di fronte alla prima reazione di rifiuto del piccolo verso un cibo nuovo o nei confronti di una pappa che fino a quel momento era stata gradita e provare a riproporglieli un altro giorno. 
Da evitare sono stratagemmi, come simulare il volo di un aereo con il cucchiaino o farlo giocare in modo che mangi più volentieri: si rischierebbe di trasformare il momento della pappa in un gioco. Allo stesso tempo, è sbagliato cercare di imboccare il piccolo “a tradimento”, ossia quando ha la bocca aperta, con il rischio di trasformare la pappa in una lotta quotidiana. L’i stituzione di rituali aiutano il bambino a capire quando è giunto il momento della pappa. Infine è sconsigliata l’aggiunta di sale alla pappa almeno fino al 12° mese: non va dimenticato che il gusto come pure le esigenze nutritive del bambino piccolo non sono quelle dell’adulto. 

Un cenno, infine, all’ autosvezzamento, una pratica che si è diffusa in Italia negli ultimi anni. Si tratta di una modalità che prevede la possibilità di far assaggiare al bambino nuovi alimenti, quando ancora è allattato al seno. I fondamenti sono condivisibili, anche perché l’obiettivo è quello di far abituare il piccolo a sapori diversi stimolando la sua iniziativa e quindi l’autonomia. I risvolti di cui tenere conto, però, sono la necessità di allestire appositamente il suo spazio, tenendo presente che, soprattutto in fase iniziale, il bambino, dopo l’assaggio, getta o lascia cadere il cibo e la necessità di prestare attenzione alla varietà del suo regime alimentare. In altri termini l’autosvezzamento, se condotto nel rispetto dei suoi principi, non sembra meno impegnativo dell’a pproccio tradizionale e soprattutto non deve essere interpretato e attuato all’insegna della massima libertà nella proposta dei cibi: il bambino non è infatti un piccolo adulto e fino a 3 anni la sua dieta richiede particolare attenzione, in relazione sia ai suoi fabbisogni sia alla qualità delle materie prime. 

A cura del dottor Piercarlo Salani, esperto in medicina pediatrica

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Le prime pappe Alimentazione complementare: ovvero come si passa da un'alimentazione a base esclusivamente di latte a un'alimentazione con cibi solidi. I consigli, i suggerimenti e le regole generali per un passaggio indolore o quasi dal seno (o biberon) al cucchiaino. Senza forzare la natura del bambino, procedendo per gradi e insegnandogli ad apprezzare gusti e sapori.