Nanna

LA NANNA DEL NEONATO: 3 METODI A CONFRONTO



La nanna rappresenta per molti neogenitori uno degli aspetti più complessi della vita con il bebè. Assodato che nei primi mesi i risvegli notturni siano fisiologici, abituare il bambino a una routine del sonno, qualunque sia la strada che si intenda praticare, è comunque uno dei grandi traguardi da raggiungere nei primi anni di vita.
Qual è il modo migliore per mettere a nanna il piccolo?
Esistono diverse scuole di pensiero, anche molto contrastanti tra loro, con sostenitori e detrattori disposti a difendere il sistema personalmente adottato a tutti i costi.
La verità è che non esiste un metodo che possa considerarsi valido per tutti. Ogni famiglia dovrà sperimentare quello che più si addice al bambino in base alla propria sensibilità, a prescindere da quelli che possano essere i consigli dell’amica, del pediatra, della nonna o del sito internet di riferimento.
Ciò che conta, è che una volta scelta una strada, la si persegua con costanza e determinazione.
La prima regola, infatti, affinché il bambino capisca che è ora di fare la nanna è stabilire una routine, che sia sempre identica, ripetuta negli stessi orari e con la stessa modalità.
 
IL METODO DELLA FASCIATURA
La fasciatura del bebè nelle prime settimane e mesi di vita è una tradizione antica, presente in diverse culture, occidentali e non, che negli ultimi anni è tornata alla ribalta come strumento utile per far addormentare il bambino.
Non si tratta, ovviamente, di una vera e propria fasciatura, ma semplicemente di infagottare il bimbo utilizzando una coperta o un lenzuolino, in modo da bloccargli gambe e braccia e fargli rivivere la sensazione di “contenimento” sperimentata nell’utero materno.
I neonati, infatti, non hanno una percezione del loro corpo come di un qualcosa che appartiene loro. Il movimento delle manine davanti alla faccia, l’agitarsi della gambine, li confondono e impauriscono. Bloccando gli arti, di fatto, si tranquillizzano e trovano la serenità.
I moderni sacchi-nanna che molte mamme scelgono di adottare nei primi mesi di vita del bebè sfruttano proprio il principio della “fasciatura” che, per il resto, può tranquillamente essere riprodotta a casa guardando uno degli innumerevoli tutorial presenti in rete.
La fasciatura può essere adottata fino a quando il bambino non inizia a girarsi, intorno ai 5/6 mesi.
 
IL METODO TRACY HOGG
Nel libro Il linguaggio segreto del neonato la puericultrice inglese Tracy Hogg, una guru tra le neomamme alle prime armi, parte da un assunto fondamentale che non riguarda solo il momento della nanna, ma ogni momento della vita del bebè: i bambini molto piccoli, dice, hanno bisogno di una routine che si ripeta uguale giorno dopo giorno. Affinché i genitori lo capiscano, i bimbi lanciano dei segnali, chiari e comprensibili, che mamma e papà devono imparare a leggere e interpretare. Senza approfondire il metodo E.A.S.Y (Eat, Amazing, Sleep, Yourself) in tutti i suoi aspetti, diciamo subito che in merito al sonno la posizione della Hogg è la seguente:
“Prima capirete cosa il vostro bambino vi sta dicendo, prima riuscirete ad abituarlo a una routine del sonno”. Per farlo, dovrete comprendere esattamente quali messaggi di stanchezza vi sta lanciando durante la giornata. In quei momenti, dovrete assecondare il suo bisogno di essere preso e messo nel lettino. Prima lo farete, meno problemi avrete ad abituarlo a rimanerci.
Una volta fissata una routine (segnale di stanchezza, prendete il bambino e portatelo nel lettino, salutatelo con parole di rito ripetute tutti i giorni con la stessa identica intonazione, date il bacio della buonanotte, spegnete la luce, uscite dalla stanza) se il piccolo ancora non dovesse dormire, Tracy Hogg suggerisce di adottare il sistema Pick Up/Put Down che, secondo la puericultrice, serve per insegnare al piccolo ad addormentarsi da solo.
Funziona così: il bambino va messo nel lettino da sveglio. Se inizia a piangere, lo si prende in braccio e lo si calma senza cullarlo o allattarlo, semplicemente tenendolo tra le braccia e parlandogli dolcemente. Non appena smette di piangere, lo si mette giù esplicitandolo a voce (ora la mamma ti mette nel lettino). E si continua così finché il piccolo non capisce che deve addormentarsi da solo. L’idea è quella di non far addormentare il bambino in braccio o attaccato al seno. Ma di abituarlo sin da subito a dormire da solo nel suo lettino.
Il metodo funziona se si è costanti e la routine adottata viene ripetuta giorno dopo giorno.
 
IL METODO ESTEVILL
Fate la nanna scritto da Eduard Estivill è diventato un caso letterario tra i libri di puericultura. Non solo perché è il testo che ha saputo raccogliere intorno a sé più sostenitori e più detrattori in assoluto, ma perché l’autore stesso, a un certo punto, ha ritrattato le sue posizioni, dichiarando che il metodo non presentava alcun problema nei bambini più grandi, ma poteva essere dannoso per l’autostima di quelli più piccoli.
In cosa consiste, dunque, il famoso Metodo Estivilil? In una sequenza di comportamenti da adottare per abituare il bambino a dormire da solo e a consolarsi da solo in caso di risveglio. In che modo?
Facendolo addormentare da solo nel lettino, prolungando il tempo di intervento in caso di pianto e, una volta intervenuti, evitando di prenderlo in braccio per consolarlo.
Estivill fissa una vera e propria tabella con i minuti di attesa, tra un intervento e l’altro, durante i quali mamma e papà non devono entrare in camera del neonato per consolarlo.
 

Quella della nanna del neonato è una preoccupazione che interessa tutti i neogenitori. Dormirà? Non dormirà? Come posso farlo addormentare? Esistono diversi metodi e scuole di pensiero. Eccone alcune.